L’Occidente c’è ancora?

Fino a poco tempo fa, scrivere di “Occidente” si era certi di trovare immediata e certa condivisione di tutte le relazioni semantiche, in termini concettuali di aree geografiche, cultura, storia, valori di riferimento, quadro politico-istituzionale fondato sulla democrazia rappresentativa, alleanze militari, scambi e rapporti economico-finanziario-commerciale. Nella rapidità dei mutamenti delle nostre società e delle leadership politiche in un quadro globale che sta stravolgendo gli equilibri in cui siamo sempre stati immersi, anche i caratteri dell’Occidente stanno subendo fratture, stanno conoscendo incoerenze, chiusure verso l’esterno all’interno di interessi nazionali e soprattutto distacchi e incomprensioni tra alleanze politiche e militari, persino. Contemporaneamente si assiste alla crescita predominante della Cina sotto l’aspetto economico e tecnologico, alla spinta decisa e forte di potenze militari della Russia e, persino, della Turchia, che cercano di rompere il quadro delle forze occidentali. L’Europa sta subendo il peso maggiore di queste fratture. E’ l’Europa, infatti, che vede indebolita la sua forza politica e culturale, il proprio peso internazionale nelle decisioni e nelle determinazioni nei grandi problemi di questa epoca. I riferimenti specifici e le situazioni concrete sono ormai numerose: il caso Libia, l’aggravarsi della protezione interna ai singoli Paesi nel contrasto a forze estremiste e sempre più pericolose, la rottura di storiche alleanze con l’asse anglo-americano, l’incertezza e l’incoerenza nel prendere decisioni per il prossimo e remoto futuro, su problemi importanti quali l’immigrazione, la sicurezza, il lavoro, il coordinamento di azioni e decisioni per la sicurezza dei cittadini e, soprattutto, verso l’emergenza dei problemi ambientali. Di contro, le uniche realtà che sono in netta controtendenza rispetto a questi sommovimenti politico-economico e militare sono le istituzioni scientifiche, i centri di ricerca, il mondo universitario, il mondo della conoscenza. Le competenze e la conoscenza scientifica  non possono essere isolate, non possono essere contrastate e fermate nemmeno dalle forze militari, saranno le uniche risorse che sapranno condurre lo sviluppo umano verso la salvezza contro qualsiasi pericolo e sapranno indicare le soluzioni ai più gravi problemi che dovremo affrontare.

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"C'è un sentimento diffuso di sfiducia. Anche perché ci sono eventi che disilludono, promesse che vengono a mancare, e quindi l'elemento della confidenza anche nei legami più intimi diventa problematico. C'è una riserva di coscienza. Quasi che gli uomini non volessero consegnarsi agli altri con un implicito, un sentimento di autosufficienza.In una società giocata sulla competizione, sul farcela da soli, l'altro è più visto come un partner competitivo piuttosto che qualcuno di cui fidarsi".#SalvatoreNatoli

Pubblicato da BPER Forum Monzani su Sabato 1 dicembre 2018

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