Rapporto OCSE-PISA: qualcosa bisogna pur dire..

Sugli stessi binari dei clamori mossi dal rapporto annuale INVALSI viaggiano in questi giorni i fragorosi commenti sui risultati del rapporto OCSE-PISA da parte di giornali e di tanti altri organi di informazione su carta, sul web e sui social. I contenuti e le osservazioni di tutti questi articoli e commenti sono difficilmente contestabili in sé, tuttavia è altrettanto vero che il tema dei rapporti OCSE-PISA non può essere abbandonato alla prima impressione e alla impattante evidenza negativa dei confronti con gli altri Paesi OCSE e delle distanze interne al nostro Paese tra aree geografiche e tra tipologie di scuole, che non dicono nulla di buono del nostro sistema. Premesso che una analisi profonda non può fermarsi all’esame di macro-dati presentati dal rapporto, ma dovrebbe affrontare i dati specifici in termini di istituzioni scolastiche, in termini di area geografica e in termini storico-politico, cosa che non ci è possibile fare, è bene ed è necessario in ogni caso non trascurare l’argomento ed esprimere alcune osservazioni. Questo ci accingiamo a fare. Prima di tutto dissento fortemente nel porre l’accento sulla sola e semplice responsabilità di singoli soggetti in merito alla negatività dei risultati: studenti. docenti, istituti scolastici in primis. Un dato pesantemente negativo e fortemente preoccupante non sta semplicemente nel confronto per singole area geografiche o per singole tipologie di scuole, bensì su un macro dato inconfutabile e ineludibile, questo: i risultati circa le abilità in lettura, matematica e scienza nelle 7 cicli di prove OCSE-PISA dall’anno 2000 all’anno 2018 dei nostri studenti sono progressivamente peggiorate! Questo dato non include nulla da assegnare al soggetto singolare, bensì dice tutto, perlomeno molto, moltissimo di negativo sul Sistema scolastico italiano, intendo la complessità e generalità del Sistema, sulle sue politiche in primis, sulle sue scelte di fondo, sulla sua gestione amministrativa, sulla sua attenzione alla filosofia educativa, sulla azione di guida, di controllo, di accompagnamento e di impostazione al cambiamento. A mio avviso rientrano nel sistema scolastico per l’aspetto educativo anche le famiglie. In questo Sistema lavorano e studiano docenti e studenti, che certamente hanno anche colpe e responsabilità, ma non determinano nulla nella politica e nella programmazione e gestione del Sistema su cui basa e si muove l’azione degli organi scolastici territoriali e degli istituti scolastici. Esaminare tutto l’impianto del Sistema scolastico implica prendere lo spazio di un libro almeno, ma alcuni cenni sull’intero impianto si possono azzardare. La politica di investimenti per il sistema scolastico prima di tutto: è il fattore più semplice da affrontare, in quanto gli investimenti sono stati pressoché nulli dalle forze di governo nazionale dal 2000 ad oggi. Le forze di governo fanno riferimento a costi e spese in modo quasi esclusivo: le spese e i costi non sono investimenti, questi ultimi sono ben altro concetto e implicano e includono ben altre azioni e ben altre gestioni. Allo stesso modo, si può fare cenno al sistema amministrativo: il sistema della autonomia in vigore dalla Legge Bassanini funziona a dovere per la scuola? Ho forti dubbi in merito. L’autonomia scolastica ha i dovuti spazi , le necessarie risorse di movimento e decisione? I dubbi sono altrettanto forti, se non peggio. Per ultimo aspetto, credo che uno sforzo generale dei singole istituzioni scolastiche (quindi dei dirigenti scolastici) per migliorare le scelte educative e le azioni didattiche sulla lettura, sulle biblioteche scolastiche, sulla scrittura potrebbero essere fatte senza aspettare gli investimenti necessari e senza ascoltare i discorsi raffazzonati dei Ministri dell’Istruzione. Per concludere, o, meglio sarebbe dire, per troncare il discorso per motivi di spazio, in quanto non di conclusione si tratta, con tale andamento di politica e di sistema nulla lascia credere in un miglioramento nel prossimo ciclo di prove del 2021 nelle prestazione degli studenti.

 

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"C'è un sentimento diffuso di sfiducia. Anche perché ci sono eventi che disilludono, promesse che vengono a mancare, e quindi l'elemento della confidenza anche nei legami più intimi diventa problematico. C'è una riserva di coscienza. Quasi che gli uomini non volessero consegnarsi agli altri con un implicito, un sentimento di autosufficienza.In una società giocata sulla competizione, sul farcela da soli, l'altro è più visto come un partner competitivo piuttosto che qualcuno di cui fidarsi".#SalvatoreNatoli

Pubblicato da BPER Forum Monzani su Sabato 1 dicembre 2018