Poche certezze e tante debolezze di un piano leggero

Il MI ha prodotto e inviato a tutte le scuole il Piano per la ripartenza delle scuole a settembre. Il Piano ha espresso uno sguardo di superficie su molti degli aspetti da affrontare per la riapertura delle scuole, per cui servirà ancora tempo per avere un quadro più preciso delle soluzioni concrete che si prefigurano a livello territoriale e del fabbisogno complessivo, in termini di strutture edilizie, trasporti e soprattutto in termini di personale scolastico docente e ata, per capire se e quanto i fondi a disposizione possono coprire le richieste. La solvibilità dei grossi problemi ancora aperti è appesantita dai tempi non larghi a disposizione e dalla distribuzione territoriale della quantità e tipologia delle richieste stesse. Leggendo le diverse osservazioni sui giornali sembra di capire che i fondi disponibili possono coprire le esigenze di aumento temporaneo di personale scolastico e di interventi limitati per affitti e ristrutturazioni di edilizia scolastica. L’aspetto che appare certo è che lo stanziamento dei finanziamenti non sarà da classificare quale investimento a lunga durata per edilizia scolastica e per aumento di personale, bensì quale copertura a tempo di problemi strutturali. Diciamo che questi aspetti rappresentano una risposta parziale di esigenze strutturali di fondo del nostro sistema scolastico, ma c’è anche un importantissimo e prioritario problema che riguarda gli studenti e la loro preparazione: il Piano non fa alcun cenno su un aspetto rilevante e importantissimo, che riguarda il dato di fondo e sostanziale che il secondo quadrimestre dell’anno scolastico 19/20 è stato praticamente trascorso a casa dagli studenti. Questo non può non avere inciso profondamente nello svolgimento del progetto didattico, pur con tutta la volontà di studenti e docenti. Il “buco” di progetto formativo non può essere totalmente negato, al punto da non essere nemmeno preso in considerazione. Ecco, il danno maggiore di tutto quanto accaduto ricade alla fine sugli studenti stessi e di questo si nasconde completamente l’esistenza.

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"C'è un sentimento diffuso di sfiducia. Anche perché ci sono eventi che disilludono, promesse che vengono a mancare, e quindi l'elemento della confidenza anche nei legami più intimi diventa problematico. C'è una riserva di coscienza. Quasi che gli uomini non volessero consegnarsi agli altri con un implicito, un sentimento di autosufficienza.In una società giocata sulla competizione, sul farcela da soli, l'altro è più visto come un partner competitivo piuttosto che qualcuno di cui fidarsi".#SalvatoreNatoli

Pubblicato da BPER Forum Monzani su Sabato 1 dicembre 2018

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