Anche l’alta formazione parte dal basso

L’articolo di fondo di Francesco De Bortoli su “Il Corriere” di domenica 17 maggio 2020 rilancia l’idea di investimenti per il capitale umano del Paese mediante investimenti per l’innovazione della scuola e per rilanciare e ampliare l’offerta di Istruzione superiore nel settore tecnico-scientifico post-scuola superiore e per rafforzare l’Università, in quanto stiamo correndo il rischio nei prossimi due/tre anni di una forte dispersione e abbandoni dei giovani in questi settori. Sempre su “Il Corriere” di oggi Berlusconi esprime il suo vivo e convinto consenso per investire sulla formazione della nuova classe dirigente. L’articolo di De Bortoli sta raccogliendo meritatamente il consenso e esprime un obiettivo molto importante, che è impossibile non condividere e non sostenere. Come lo stesso autorevole giornalista e studioso fa notare gli investimenti previsti nel Decreto Rilancio appena approvato prevede pochi investimento e, a mio avviso, anche una attenzione molto “tecnica” ed essenziale sul sistema scolastico. Gli investimenti sono di gran lunga inferiori rispetto ai fondi destinati a salvare Alitalia e questo la dice esplicitamente lunga su quale sia il peso e il valore assegnato alla formazione dei giovani, compresa la superficialità verso i più deboli. La scuola italiana ha bisogno di ben altri investimenti in termini finanziari e in termini ideali, progettuali: il governo e non solo, tutta la classe politica non avverte questa esigenza. La scuola riceve attenzioni marginali ed estemporanee. Non c’è una visione e una prospettiva di lungo termine. Così viene a mancare anche un investimento necessario per una profonda innovazione della scuola in tutti gli ordini e i gradi, della scuola come sistema di governo e amministrazione e come sistema formativo. La prova? I progetti di per la prossima riapertura delle scuole di settembre si basano su sguardi di basso profilo, di visioni limitate, di ordinaria amministrazione: apertura anticipata sì, ma affidata ad associazioni esterne e a volontariato. Di peggio non si potrebbe pensare. Per le azioni concrete aspettiamoci decisioni di pari livello, aspettiamoci sempre il peggio.

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"C'è un sentimento diffuso di sfiducia. Anche perché ci sono eventi che disilludono, promesse che vengono a mancare, e quindi l'elemento della confidenza anche nei legami più intimi diventa problematico. C'è una riserva di coscienza. Quasi che gli uomini non volessero consegnarsi agli altri con un implicito, un sentimento di autosufficienza.In una società giocata sulla competizione, sul farcela da soli, l'altro è più visto come un partner competitivo piuttosto che qualcuno di cui fidarsi".#SalvatoreNatoli

Pubblicato da BPER Forum Monzani su Sabato 1 dicembre 2018

Raffaello alle Scuderie Quirinale

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