I grandi statisti sanno guardare al futuro

Scorrendo tra gli scaffali della mia biblioteca ho trovato un bel libretto edito da Aragno e intitolato “Discorso per il Premio Cavour 2016” di Mario Draghi. Il discorso è stato tenuto a Santena il 23 gennaio 2017 in occasione della celebrazione del Premio conferito dalla Fondazione Camillo Cavour allo stesso Draghi. Ho riletto le pagine del discorso e ho provato particolare ammirazione per la parte conclusiva. Il discorso è centrato naturalmente sull’opera e la figura di Cavour, a cui è intitolato il Premio. Riporto questa parte del discorso per condividerla virtualmente con i miei lettori. “..a Cavour fu sempre chiaro che il rapporto con l’Europa sarebbe stato fertile se il Paese avesse appreso a progredire e a crescere anche da solo. Altrimenti, la sua stessa indipendenza sarebbe stata compromessa. Allora, come oggi, il rapporto con l’Europa era fondato sulla solidarietà derivante dal mutuo beneficio e sulla responsabilità degli stati nazionali indipendenti. In un contesto pur così diverso come quello attuale, la sua ispirazione, la sua maestria nel tenere conto con ambizioso realismo degli interessi delle forze in campo, la sua capacità di tenere unite le forze interne ed esterne al paese necessarie al conseguimento del proprio progetto, in definitiva il suo straordinario successo, sono, specialmente in questi giorni ricchi di richiami a cupi passati, una irresistibile fonte di ispirazione per chiunque, non solo in Italia, veda nella collaborazione internazionale l’unico modo di governare problemi che gli stati nazionali non riescono ormai da molto tempo a risolvere da soli”. Ogni commento è del tutto superfluo, tanto sono chiare le parole e la filosofia politica di Draghi ispirata a Cavour. Non è, al contrario, superfluo richiamare il senso di queste parole in questo momento per esaltarne la intelligenza profonda nel comprendere il senso e il valore della collaborazione per il comune interesse degli stati. Il dramma contemporaneo non è semplicemente la pandemia, ma l’assenza di intelligenza nelle figure politiche a cui tocca in sorte affrontare il presente.

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"C'è un sentimento diffuso di sfiducia. Anche perché ci sono eventi che disilludono, promesse che vengono a mancare, e quindi l'elemento della confidenza anche nei legami più intimi diventa problematico. C'è una riserva di coscienza. Quasi che gli uomini non volessero consegnarsi agli altri con un implicito, un sentimento di autosufficienza.In una società giocata sulla competizione, sul farcela da soli, l'altro è più visto come un partner competitivo piuttosto che qualcuno di cui fidarsi".#SalvatoreNatoli

Pubblicato da BPER Forum Monzani su Sabato 1 dicembre 2018

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