Situazione critica della scuola 3

Come è noto, le scuole  sono chiuse alle lezioni fino al 3 aprile per i motivi ormai noti della situazione sanitaria del Paese. Non è per nulla certo che tale termine potrà essere rispettato, anzi è molto probabile che verrà ulteriormente prolungato. Il MIUR ha dato precise disposizioni obbligatorie ai dirigenti scolastici per organizzare attività a distanza, ossia tramite il web. Le indicazioni del MIUR per l’organizzazione di attività on line sono molto generali di fatto, in quanto sono basate su indicazioni che rimandano a una serie di pagine e a una molteplicità di ambienti, presenti sul sito di INDIRE sostanzialmente. Detto questo, non abbiamo di certo aggiunto nulla a quanto già da noi detto e a quanto è noto a tutti da tempo, abbiamo soltanto fatto premessa per riflettere sulle conseguenze che tale situazione porterà al funzionamento e alla qualità della progettazione didattica nelle scuole italiane. Pur non avendo dati certi dello stato di fatto, io credo che attualmente le scuole italiane stiano procedendo in modo molto differenziato per tipi di attività e contenuti, per modalità e strumenti di tenere i contatti e per la continuità e la tempistica di fornire lezioni e servizi a distanza agli studenti. La base sulla quale si fonda tale credenza è centrata su almeno quattro aspetti. Per fornire attività di buon livello di didattica a distanza sono necessari: 1) impianti, tecnologie, strumenti e programmi applicativi specifici – soltanto il registro elettronico – in dotazione nella scuola prima di tutto e infrastrutture distribuite sul territorio; 2) competenze ed esperienze consolidate, acquisite con formazione ricorrente e pratiche sperimentali e ordinarie effettuate nel tempo da parte del personale docente, amministrativo e tecnico della scuola; 3) accessibilità alle tecnologie per la didattica, le esercitazioni, le pratiche laboratoriali, lo studio e l’approfondimento tramite dispositivi personali per tutti gli studenti, per offrire a tutti le stesse opportunità, per garantire uguaglianza di accesso ai servizi e alle conoscenze; 4) pratiche sperimentali e ordinarie di didattica mista, in presenza e a distanza, svolte con continuità e periodicità nel corso del tempo per almeno tre anni in tutte le classi. Considerati tali aspetti necessari e sufficienti per garantire buone pratiche didattiche a distanza in questa situazione di emergenza pur non finalizzate alla valutazione o alla assegnazione di voti, mi pare praticamente impossibile la diffusione omogenea di tali fattori su tutto il territorio nazionale. Questo, tuttavia, non voleva essere lo scopo questo blog. Ciò che mi premeva esprimere in questo contesto era una idea generica delle conseguenze che questa grave situazione porterà nel nostro sistema scolastico. La conseguenza è simile a quella che emergerà per i recupero delle conoscenze e competenze degli studenti dopo molte settimane di assenza dalle lezioni a scuola: le distanze tra gli studenti con maggiori opportunità nel proprio contesto socio-familiare e con maggiori competenze e gli studenti con maggiori difficoltà e con un contesto più debole alle spalle aumenteranno in modo ancora più profondo. Allo stesso modo sarà per le scuole. Le distanze tra le scuole che hanno potuto dotarsi di maggiori strumenti e competenze e pure che hanno voluto impegnarsi nella innovazione progettuale e didattica e le scuole che non hanno potuto avere dotazioni strumentali avanzate e non avranno potuto o voluto impegnarsi per la formazione e aggiornamento del personale saranno di gran lunga aumentate al termine di questa crisi che perdurerà ancora per qualche tempo. Queste distanze molto forti nel nostro sistema scolastico tra istituti di diverse aree territoriali resteranno incolmabili e ricadranno sugli studenti, se non si interverrà con consapevolezza, risorse (qui sarà ancora più dura) e tempestività.

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"C'è un sentimento diffuso di sfiducia. Anche perché ci sono eventi che disilludono, promesse che vengono a mancare, e quindi l'elemento della confidenza anche nei legami più intimi diventa problematico. C'è una riserva di coscienza. Quasi che gli uomini non volessero consegnarsi agli altri con un implicito, un sentimento di autosufficienza.In una società giocata sulla competizione, sul farcela da soli, l'altro è più visto come un partner competitivo piuttosto che qualcuno di cui fidarsi".#SalvatoreNatoli

Pubblicato da BPER Forum Monzani su Sabato 1 dicembre 2018

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