“Imparare” di S.Dehaene

Un libro importantissimo è questo ultimo lavoro di Dehaene. E’ importante per due motivi: sotto il profilo scientifico descrive nitidamente gli sviluppi scientifici in tema di funzioni cerebrali e apprendimento e nella conclusione delinea interessanti prospettive di convergenza tra il mondo della ricerca e la scuola. Il libro descrive con grande chiarezza gli studi delle scienze cognitive, delle neuroscienze e dell’intelligenza artificiale negli ultimi trent’anni  riguardo il funzionamento del cervello che apprende, alla sua plasticità nella reazione agli stimoli del contesto, ai vincoli e alla flessibilità dei sistemi interni. “Imparare significa costruire un nuovo modello del mondo nel nostro cervello” dice Dehaene.  Nel libro sono descritti i quattro pilastri dell’apprendimento fondamentali per i neonati e per gli adulti: 1) l’attenzione e i suoi sistemi, la sveglia e il controllo esecutivo, gli interruttori del cervello; 2) il coinvolgimento attivo nei diversi momenti e processi di apprendimento dei motori dell’apprendimento; 3) la sorpresa e il riscontro dell’errore, non come sanzione diseducativa, ma come messa alla prova delle ipotesi; 4) il consolidamento e l’approfondimento automatizzato di quanto appreso che liberano nuove risorse cognitive per migliorare e ampliare le conoscenze. Infine, il passaggio conclusivo. Gli studi compiuti nella diverse scienze sono tutti compatibili e possono convergere con le riflessioni pedagogiche nella ricerca di percorsi operativi da inventare e sperimentare in classe. La scuola del futuro, secondo la convinzione dell’autore, dovrà far parte di un “ecosistema” di ricerca per lo sviluppo di nuovi scenari educativi insieme con le diverse scienze. La progettazione e la realizzazione di questo ecosistema sarà dovere e compito dei Ministeri dell’Istruzione, dice ancora Dehaene. Il problema, tuttavia, non sarà tanto nella complessità dei fattori da mettere in relazione o dai finanziamenti, quanto, a mio parere, dalla grave carenza di competenze e, soprattutto, di visione della classe politica in generale, ma primariamente di quella italiana. Chiudo queste brevi note con un altro pensiero che ho letto con grande piacere nel libro: “L’educazione  può essere considerata come il principale acceleratore del nostro cervello”.

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"C'è un sentimento diffuso di sfiducia. Anche perché ci sono eventi che disilludono, promesse che vengono a mancare, e quindi l'elemento della confidenza anche nei legami più intimi diventa problematico. C'è una riserva di coscienza. Quasi che gli uomini non volessero consegnarsi agli altri con un implicito, un sentimento di autosufficienza.In una società giocata sulla competizione, sul farcela da soli, l'altro è più visto come un partner competitivo piuttosto che qualcuno di cui fidarsi".#SalvatoreNatoli

Pubblicato da BPER Forum Monzani su Sabato 1 dicembre 2018