I 7 punti per migliorare la scuola

Da una indagine condotta nelle scuole italiane e pubblicata dal Corriere della Sera in questi giorni sono emerse sette idee per migliorare il funzionamento e la progettazione didattica della scuola italiana. Vediamole. 1) Attrarre i talenti e adeguare gli stipendi. Io aggiungerei un nuovo disegno della carriera dei docenti per merito ed esperienza e per titoli professionali in servizio per differenziare compensi e struttura stipendiale. 2) Nuova laurea per diventare insegnante: completamente d’accordo, ma da studiare e definire con precisione e aggiungerei anche la possibilità di aprire l’insegnamento per periodi brevi o medio-brevi anche a professionisti ed esperti di alta competenza di altri settori del mondo del lavoro e di enti culturali, musei. 3) e 4) Tempo pieno da rinnovare per la scuola primaria e da reintrodurre alla scuola media: certamente d’accordo, ma il disegno progettuale del TP deve essere profondamente innovativo e aperto decisamente alla innovazione. 5) Nuovi corsi e programmi di insegnamento, dal coding alla competenze di base: decisamente d’accordo, soprattutto se si conferma il concetto di competenza di base, così tanto disprezzato dal pensiero radical-chic. 6) Piano innovativo per gli Istituti professionali: decisamente d’accordo in quanto occorre innovare per abbattere non tanto la dispersione scolastica, quanto la “sedentaria attesa passiva” per superare l’obbligatorietà scolastica. E’ una battaglia molto difficile che bisogna combattere nella società genitoriale prima di tutto e per un lungo periodo con grande costanza disponibilità di mezzi. 7) Educazione alla nuova cittadinanza: è impossibile non essere favorevoli; l’ultimo intervento normativo è fiacco, è una “pezza” fragile; serve rinnovare la didattica e la professionalità docente.

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"C'è un sentimento diffuso di sfiducia. Anche perché ci sono eventi che disilludono, promesse che vengono a mancare, e quindi l'elemento della confidenza anche nei legami più intimi diventa problematico. C'è una riserva di coscienza. Quasi che gli uomini non volessero consegnarsi agli altri con un implicito, un sentimento di autosufficienza.In una società giocata sulla competizione, sul farcela da soli, l'altro è più visto come un partner competitivo piuttosto che qualcuno di cui fidarsi".#SalvatoreNatoli

Pubblicato da BPER Forum Monzani su Sabato 1 dicembre 2018

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