Popoli e populismo

Da Hong-Kong all’Iraq, dal Sudan al Cile, per citare soltanto alcuni esempi in continenti diversi, la rabbia popolare si scatena in modo improvvisato, in tempi rapidi, con grande forza e spinta contro il potere o i governi nazionali e, soprattutto, con grande determinazione a continuare queste azioni di lotta. Cosa sta succedendo, cosa significa tutto questo? Cosa dobbiamo  aspettarci da queste manifestazioni, mentre si allarga il fronte populista in Europa, negli USA e in giro per l’Europa? Ci sono legami tra queste azioni? Sono espressioni e manifestazioni di uno stesso fenomeno? Io direi che sono tutt’altro, non vi sono legami tra le proteste dei popoli e la adesione ad atteggiamenti populisti e alla crescita delle forze populiste che si richiamano al populismo. Direi, anzi, che sono due fenomeni di natura ben diversa e con prospettive e obiettivi molto distanti. I primi, i popoli o.meglio, i gruppi popolari di protesta nel mondo hanno caratteristiche nette e distinte: 1) hanno aspetti molto marcati, distinti, chiari di natura sociale ed economica (la povertà e l’esclusione), di natura civile (la lotta per la libertà), di natura culturale e storica, che formano coesione e solidarietà contro una amministrazione con cui sono da sempre in contrasto; 2) hanno chiarezza e forza di coesione verso scopi e obiettivi di ricostruire uno Stato, una nazione con valori, statuti, modelli molto diversi da quelli a cui appartengono forzatamente; 3) si attivano e si fondano con ideali e idee, su bisogni molto chiari, che nascono “dal basso”, dal popolo stesso, che si manifestano spontaneamente, senza le direttive e le decisioni di forze politiche, pur avendone il sostegno in certi casi; 4) si oppongono alla inadeguatezza o alla forza di potere di una classe politica intera; 5) sono manifestazioni che si sviluppano in singole aree, senza avere collegamenti reali di alcun tipo tra loro e, soprattutto, tutti questi movimenti popolari dal basso hanno un unico scopo, direi un obiettivo lontano, raggiungibile ma molto alto, quello di costruire un nuovo modello di società e di Stato; le caratteristiche di alcuni aspetti comuni non sono volute, sono del tutto diverse, pura avendo molti aspetti simili. Tutte queste caratteristiche sono di tutt’altro genere e natura dalle manifestazioni “populiste” di una parte del mondo occidentale. Queste ultime sono manifestazioni indotte, alimentate “dall’alto” da una classe politica mediocre, povera di idee, culturalmente arretrate, sono manifestazioni, soprattutto, che non alcun obiettivo di costruire un mondo nuovo, al contrario, hanno modelli di riferimento che possono definirsi modelli retrotopici, di riportare il governo verso modelli di restaurazione di vecchi modelli. Le forze che si ispirano al modello populista non naturalmente coese tra loro, ma sono soltanto unite dal fascino verso un capo, verso una forza a cui affidarsi. Una visione nettamente diversa dalle lotte dei popoli con ideali, valori e visioni comuni che hanno un sogno da realizzare per cambiare il potere.

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"C'è un sentimento diffuso di sfiducia. Anche perché ci sono eventi che disilludono, promesse che vengono a mancare, e quindi l'elemento della confidenza anche nei legami più intimi diventa problematico. C'è una riserva di coscienza. Quasi che gli uomini non volessero consegnarsi agli altri con un implicito, un sentimento di autosufficienza.In una società giocata sulla competizione, sul farcela da soli, l'altro è più visto come un partner competitivo piuttosto che qualcuno di cui fidarsi".#SalvatoreNatoli

Pubblicato da BPER Forum Monzani su Sabato 1 dicembre 2018