Un tragedia di tutti, una responsabilità comune

La tragedia di Corinaldo è estremamente grave in sé, ma è ancora più grave se inquadrata in un contesto di separazione e frammentazione di singole, distinte responsabilità slegate dal contesto socio-famigliare contemporaneo in cui si trovano a vivere i giovani. Un contesto che si separa in distinti “pezzi” di piccole  responsabilità centrate sul breve orizzonte di individuali interessi, in cui nessuno si prende carico del problema più grande della vita dei giovani. Così i genitori si limitano a prendere conoscenza di un breve impegno serale dei figli, i gestori di un evento si occupano del guadagno più alto nel tempo più breve, la band si occupa di trovare più clienti possibili nell’arco più breve per un guadagno più alto. L’interesse più alto e aa lungo termine della vita e del benessere dei giovani è un orizzonte sconosciuto, non previsto, non indagato e non responsabilizzato da chi dovrebbe invece sentirsi moralmente impegnato. Cercare un responsabili del primo gesto che ha attivato la cascata tragica di vittime è un impegno altrettanto irresponsabile di sentire e far sentire l’assolvimento di un compito. Di responsabilità sul futuro nessuno si sente coinvolto e nessuno  accenna a porre uno sguardo.

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"C'è un sentimento diffuso di sfiducia. Anche perché ci sono eventi che disilludono, promesse che vengono a mancare, e quindi l'elemento della confidenza anche nei legami più intimi diventa problematico. C'è una riserva di coscienza. Quasi che gli uomini non volessero consegnarsi agli altri con un implicito, un sentimento di autosufficienza.In una società giocata sulla competizione, sul farcela da soli, l'altro è più visto come un partner competitivo piuttosto che qualcuno di cui fidarsi".#SalvatoreNatoli

Pubblicato da BPER Forum Monzani su Sabato 1 dicembre 2018