PTOF, quale valenza?

Il Piano Triennale della Offerta Formativa si avvia alla prima scadenza: solo un obbligo o è utile alla vita della scuola?

di Vanni Savazzi Copyright@ tutti i diritti riservati

Il Piano Triennale della Offerta Formativa è arrivato al termine del secondo anno di attuazione, è aggiornabile entro il mese di ottobre e si appresta alla scadenza del primo triennio 2016/2019 di vita. Il PTOF, lo ricordiamo, è il risultato della innovazione contenuta nella legge 107 del luglio 2015 della prima introduzione di Piano dell’Offerta Formativa del 1999 che aveva una scadenza annuale. Tutte le scuole, dunque, si preparano nel corso dell’anno scolastico a raccogliere dati, risultati, osservazioni e riflessioni su quanto svolto negli ultimi tre anni per poi avviare la stesura delle bozze prima e della versione definitiva poi del piano del prossimo triennio 2019-2022. Cosa si può dire, allora, per cominciare a fare un primo bilancio, in merito a utilità, efficacia, senso e valenza di questo importante piano triennale, in cui ciascuna scuola traccia le proprie linee strategiche di lavoro e la propria filosofia educativa? Cosa dire dell’approccio con cui le scuole hanno affrontato questo impegno triennale? Va detto che la stesura di un nuovo piano di lavoro a medio termine già di per sé poteva contenere le insidie emotive e utilitaristiche della novità e dell’adeguamento del preesistente: hanno influito questi rischi sulla stesura del piano? Le domande sembrano semplici, ma le risposte non possono esserlo e non daranno certezze. Per dare fondamento al nostro tentativo di risposta abbiamo primariamente affrontato direttamente l’”oggetto” del dubbio, ossia la lettura attenta dei PTOF di alcune scuole a campione ristretto all’area geografica di alcune province della Lombardia e a campione “orizzontale” (scuole dello stesso grado o indirizzo di aree territoriali diverse) e campione “verticale” (scuole dello stesso territorio di diverso grado). Le prime osservazioni allontano per certo i rischi ipotizzati all’inizio, ossia il cedimento al “nuovismo” oppure alla “conservazione” del già consolidato, in merito all’approccio con cui si è affrontato il lavoro. Altrettanto deciso è altresì il giudizio globale che considero molto positivo sulla qualità dei contenuti e la coerenza dei diversi snodi concettuali e argomentativi dei piani triennali. I documenti pubblicati dalle scuole sono completi e ben scritti, frutto di un buon lavoro collegiale. È indubitabile che il documento è stato scritto rispettando pienamente i contenuti di legge e gli orientamenti indicati dal MIUR, compreso il coordinamento e il legame logico tra i documenti di riferimento al piano, quali il rapporto di autovalutazione e il piano di miglioramento, le linee di indirizzo del dirigente. Per questo motivo, il dato che valuto di grande importanza è la dimostrata natura politetica del piano triennale dell’offerta formativa, in cui ciascun documento collegato riceve e dà un senso soltanto nell’insieme del discorso generale. Questo è un valore che le scuole hanno dimostrato di avere portato a termine con consapevolezza, significatività e padronanza. Era questo il compito più difficile: infatti se si fosse realizzato un insieme di scatole-documenti galleggianti per proprio conto su onde vaganti, tutto l’impianto del quadro triennale sarebbe fallito. Al contrario, questo importante risultato raggiunto è un fattore da confermare e da cui partire per il piano del prossimo triennio. Non mancano anche i punti critici da migliorare, che potranno essere affrontati per i piani del prossimo triennio e anche punti qualificanti da inserire. 1) Il registro e lo stile prevalente del linguaggio dei PTOF del passato triennio sono quelli del testo descrittivo, dichiarativo per indicare linee, obiettivi e risultati delle azioni e il funzionamento dei diversi processi; è il caso di affrontare i problemi attraverso il linguaggio scientifico per esporre/visualizzare flussi statistici e comparazione di risultati, grado e valori numerici di cambiamento delle conoscenze e delle competenze teoriche ed esperienziali degli studenti; la chimica e la fisica delle azioni didattiche e delle esperienze laboratoriali per favorire la contaminazione delle buone iniziative (all’interno e all’esterno della scuola) che mantengono elevati punteggi sia per il funzionamento, sia per gli effetti positivi sulle conoscenze e competenze degli studenti; mancano in quasi tutti i PTOF mappe visuali dei flussi di dati riguardanti esiti e andamenti formativi, investimenti e altro; 2) la debole e imprecisa mappa geografica rivolta agli studenti: ai luoghi da cui provengono (non soltanto la geografia in cui è insediato l’edificio scolastico), al bagaglio di competenze, conoscenze che portano con sé dentro la scuola e poi portano con sé al termine degli studi, dei luoghi in cui si spostano nella vita fuori della scuola e verso cui si dirigono in uscita al termine degli studi. Inoltre, la qualità dei collegamenti con il mondo del lavoro e le università in base alle esperienze descritte con giudizi positivi non portano a ricerche di informazioni per inserimento in uscita alle superiori; 3) scarsa attenzione dedicata ad approfondire gli stati in entrata/uscita e ai flussi e ai cambiamenti intermedi degli apprendimenti; è necessario superare la staticità delle rilevazioni e dedicare più attenzione agli andamenti in riferimento al contesto didattico, laboratoriale, esperienziale entro cui si manifestano le competenze; si parla sempre di miglioramento pur sapendo che il miglioramento perenne è impossibile, ma mancano i riferimenti ai momenti, contesti, pratiche che incidono sui cambiamenti, dati necessari per prendere decisioni; 4) debolissimi collegamenti e interferenze tra azioni, processi e scambi tra scuole sia in orizzontale sia in verticale; i singoli PTOF di istituto sono perfetti in sé, ma sono scatole incomunicanti tra scuole; 5) il bilancio sociale delle scuole: è il momento di affrontare la rendicontazione degli investimenti di conoscenze della scuola nel conteso sociale; questo tema non è quasi presente negli ultimi PTOF; 6) la questione investimenti viene concepita soltanto per gli strumenti e quasi mai per la valorizzazione del personale docente e ATA; la qualità e gli indirizzi delle risorse finanziarie derivate dai Contratti di lavoro e bonus docenti non sono prese in considerazione. Tutto questo, ossia gli ottimi risultati raggiunti nel primo triennio (da non sprecare) e le invitanti piste di lavoro per il prossimo triennio, mi porta a ritenere con convinzione che il PTOF è uno strumento fondamentale per valorizzare il lavoro scolastico.