Compiti a casa e incerto affaccendare

Difficile aspettarsi l’annuncio di una circolare ministeriale in tema di “quantità” di compiti a casa per le vacanze di Natale nel bel mezzo di tante pressioni in tema di gestione del personale, di concorsi da portare a termine, di tanti problemi di ben altra portata che affliggono la scuola. Eppure ciò è accaduto e proprio questo argomento sta occupando spazio sulle pagine di giornali e di riviste specializzate. Tutto questo per dire cosa da parte dei massimi organi istituzionali della scuola? Per dire qualcosa di molto superficiale e “popolare”, del tipo “meglio fare meno compiti e occupare più tempo per stare in casa”. Riflessione che si accoppia benissimo con altre già dette e ridette da altri pensatori o presunti tali, che ogni tanto ripetono – inascoltati, per fortuna – che “la scuola prende troppo tempo ai ragazzi, che dovrebbero occuparsi anche del gioco, dello stare insieme e dello svago”; argomenti affrontati con il ripieno di luoghi comuni, senza sostanza e sapore, come intervallo di chiacchiere quattro amici al bar. Non bastasse, per tornare all’annuncio di un circolare in tema di compiti a casa, le stesse fumose indicazioni sono poi parzialmente modificate alcune ore dopo essere passate per impellenti innovazioni da introdurre in via prioritaria al personale docente delle scuole. In conclusione, si affronta un argomento del genere per dire poco e poi cambiare anche quel poco, per non dire niente di più e niente di meglio di quanto è stato già detto nel corso del tempo a docenti che sanno perfettamente come affrontare e gestire l’equilibrio di impegni a casa e lavoro a scuola. Una notizia del genere non meriterebbe alcuna attenzione, ma, dato che proprio si cerca-di  e si vuole strappare l’attenzione a tutti i costi per dire così poco, una riflessione – seppur semplice e generica – si deve pur tirare fuori. Un dicastero così importante come quello dell’istruzione non dovrebbe  dedicarsi con maggiore impegno e profitto a temi più ben più importanti in tema di competenze dei giovani per la società del futuro?

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"C'è un sentimento diffuso di sfiducia. Anche perché ci sono eventi che disilludono, promesse che vengono a mancare, e quindi l'elemento della confidenza anche nei legami più intimi diventa problematico. C'è una riserva di coscienza. Quasi che gli uomini non volessero consegnarsi agli altri con un implicito, un sentimento di autosufficienza.In una società giocata sulla competizione, sul farcela da soli, l'altro è più visto come un partner competitivo piuttosto che qualcuno di cui fidarsi".#SalvatoreNatoli

Pubblicato da BPER Forum Monzani su Sabato 1 dicembre 2018